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Italia leader in europa per i controlli sulla sicurezza alimentare.

sicurezza alimentare
20 Febbraio 2018

L’Italia mantiene il primo posto in Europa in quanto a sistemi di controlli sulla sicurezza alimentare, mentre Cina, India e Turchia rimangono i più grandi esportatori di cibi irregolari. A dimostrarlo sono i dati della Relazione 2014 sul Sistema di allerta comunitario RASFF pubblicata il 2 febbraio scorso dal Ministero della Salute.

I dati sono confortanti perché le segnalazioni inviate complessivamente in Europa al sistema RASFF ( Sistema Europeo di Allerta Rapido per Alimenti e Mangimi) sono in diminuzione e inoltre l’Italia è anche quest’anno il primo della lista in quanto a segnalazioni inviate alla Commissione Europea su rischi per la salute pubblica dovuti ad alimenti non a norma. Ciò consente di conseguenza di adottare tempestivamente da parte degli organi di controllo le misure di salvaguardia necessarie.

Complessivamente, nel 2014 si sono avute 3097 notifiche contro le 3136 dell’anno precedente, in diminuzione costante anche rispetto al 2012 (3436 notifiche) e al 2011 (3721).

L’Italia ha effettuato 506 notifiche (pari al 16,3 %), mentre nel 2013 le notifiche trasmesse dall’Italia erano 534 (pari al 17%).

I Paesi ai primi posti in quanto ad alimenti irregolari rimangono Cina seguita da Turchia ed India.

Come per gli anni passati le notifiche relative ai contaminanti microbiologici riguardano soprattutto la Salmonella (476 segnalazioni), seguita da Escherichia coli (122 notifiche) e Listeria monocytogenes (98).

Così come anche quest’anno in quanto a contaminanti chimici i più frequentemente notificati attraverso i sistemi di allerta sono i residui di fitofarmaci, seguiti dalle micotossine e da metalli pesanti. Ancora numerose risultano le notifiche riguardanti la presenza di sostanze allergeniche non dichiarate in etichetta(78).

Le non conformità rilevate, come per gli anni passati, sono da ricondurre prevalentemente ad una non corretta applicazione dei sistemi di autocontrollo da parte degli operatori del settore alimentare Il Ministero a tal fine ritiene “indispensabile che gli Operatori rinforzino i propri piani di autocontrollo, mentre le autorità territorialmente competenti, nel corso delle loro attività di controllo, dovrebbero utilizzare in modo più efficace lo strumento dell’audit”.

Dal quadro che emerge dal sistema dei controlli ad essere evidenziato è ancora una volta che le grandi aziende ed in particolare quelle che servono la GDO sono molto sotto sorveglianza, dalle stesse catene della grande distribuzione, e quindi più sicure delle realtà locali (che non sono quindi necessariamente più pericolose, ma sicuramente meno controllate).

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Vaschette e fogli di alluminio: attenti alle istruzioni.

sicurezza alimentare
20 Febbraio 2018

Un’interessante inchiesta di Patti Chiari tra letteratura scientifica, test di laboratorio mirati e consigli per il consumatore, ha posto sotto esame l’utilizzo improprio da parte dei consumatori, delle vaschette e fogli di alluminio. Un metallo che può accumularsi nell’organismo anche a basse dosi e che  quando viene assunto in eccesso  può colpire le ossa e il sistema nervoso centrale.

 

In commercio sono stati trovati rotoli di alluminio con immagini di cibo cotto al cartoccio con una fetta di limone. Si tratta di una cosa da evitare visto che la forte acidità del limone accentua la migrazione del metallo nel cibo e viene sconsigliato. Oppure su altre confezioni si leggono diciture troppo generiche che consigliano di utilizzare l’alluminio “per conservare pesce, verdura, salumi, frutta”. In certi casi si arriva ad affermare che “componenti eventualmente ceduti agli alimenti non rappresentano un rischio per la salute” o a suggerire la cottura di cibi contenenti pomodoro in vaschette monouso (altro alimento fortemente acido da evitare).

Cosa succede se vengono seguite queste istruzioni? Quanto alluminio finisce nel nostro organismo e quali rischi si corrono?

 A quali livelli viene esposto un consumatore che cuoce nel forno lasagne al sugo di pomodoro, oppure cucina pesce al cartoccio inumidito da succo di limone o  conserva una mela in un foglio di alluminio? Le risposte arrivano dalle prove di laboratorio condotte su questi alimenti preparati in casa e su altri acquistati al supermercato.

Il limone non va aggiunto quando si prepara il pesce al cartoccio.

I referti analitici hanno dimostrato che l’alluminio è finito in tutti cibi che erano a contatto diretto con il metallo: le lasagne preparate in casa, con il pomodoro a diretto contatto con il recipiente, hanno assorbito quantità di alluminio quadrupla (0,486 mg/Kg) rispetto a quelle comprate al supermercato (0,126 mg/Kg).

Il pesce cotto al cartoccio è stata rilevata una quantità ancora più elevata (2.8 mg/Kg), mentre nella mela i livelli sono risultati irrilevanti (0.005 mg/Kg). Per pesare questi risultati è necessario considerare la dose tollerabile settimanale (TWI) stabilita nel 2008 dall’EFSA, pari a 1 mg per kg di peso corporeo/settimana, ovvero 20 mg per un bambino di 20 kg e 70 mg per un adulto di 70 kg.

Altre analisi  condotte su circa 40 prodotti preimballati comprati al dettaglio: le analisi hanno evidenziato che il 96% degli alimenti contiene alluminio in diversa misura. Le quantità maggiori sono state riscontrate in alimenti come cereali (6.1 mg/Kg), pane (1.9 mg/Kg), spinaci (5.5 mg/Kg), caffè (11.7 mg/Kg), cioccolato (2.3 mg/Kg) e sugo concentrato (13 mg/Kg).

Il valore massimo riguarda il tè che, con i suoi 1234 mg/Kg (ovvero oltre 1 grammo di alluminio ogni chilo) contiene naturalmente concentrazioni centinaia di volte più alte rispetto a qualsiasi altro cibo ma questo per ragioni naturali.

Non bisogna usare vaschette e fogli di alluminio a contatto con alimenti fortemente acidi o salati .

Le indicazioni per i consumatori  sono chiare:

  • non usare l’alluminio a contatto con alimenti fortemente acidi o salati (per esempio limone, pomodoro, salumi…)
  • usare per confezionare alimenti da tenere in frigorifero
  • se il cibo da confezionare è a temperature ambiente conservare per massimo 24 ore
  • se il cibo da confezionare è a temperature ambiente e ha basso potere estrattivo (*) si può conservare per più 24 ore.

Per abbassare la possibile esposizione occorre seguire in modo scrupoloso queste istruzioni.

L’inchiesta è di Emanuele di Marco e Matteo Born

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I microrganismi di origine alimentare più frequenti?

sicurezza alimentare
20 Febbraio 2018

Secondo Il Rapporto annuale sulle Zoonosi 2016 redatto dall’EFSA (Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare) assieme all’ECDC (Centro Europeo per la Prevenzione e Controllo delle Malattie) e pubblicato nel mese di dicembre 2017, in Europa, il microrganismo con maggiori segnalazioni nelle persone è il Campylobacter (246.307 casi segnalati). Questo batterio, rispetto al 2015, ha registrato, un incremento del 6,1%. Fortunatamente i decessi sono stati molto pochi (circa lo 0,03%). La maggior parte delle segnalazioni derivano dal consumo di carne di pollo non correttamente cotta.

Anche i casi di Salmonella, veicolati attraverso gli alimenti, hanno osservato una crescita (incremento dell’11,5% rispetto al 2015). Sono in costante crescita anche i casi di galline ovaiole affette da salmonella.

Nel 2016 sono stati segnalati oltre 94mila casi di Salmonella enteritidis nell’uomo (circa il 59% del totale dei casi di salmonellosi) dovuti soprattutto al consumo di uova, prodotti a base di uova e di carne di pollo.

Anche i casi di Listeria sono in crescita: 2.536 infezioni con un incremento rispetto al 2015 pari al 9,3% con 247 decessi (soprattutto persone sopra i 64 anni). Il 97% dei casi sono stati costretti al ricovero ospedaliero.

I dati sopra riscontrati dalla sorveglianza EFSA-ECDC sono abbastanza preoccupanti il che ci ricorda che gli organi di controllo, i produttori, i commercianti e i consumatori non devono mai abbassare la guardia.

Il genere Campylobacter può essere considerato un “patogeno emergente” in quanto solo nell’ultimo decennio si sta estendendo in maniera preminente nelle produzioni animali.

Crescono molto bene nel tubo digerente degli animali (soprattutto nei polli, tacchini, ma anche in bovini, uccelli selvatici, ovini, suini, cani e gatti) che quindi fungono da serbatoi.

La dose infettante del Campylobacter jeiuni  (tra le più pericolose per l’uomo) è abbastanza bassa (in certe condizioni si può arrivare anche a solo 500 batteri) e il periodo di incubazione è di pochi giorni (circa 2-6).

I sintomi arrecati dalle specie di Campilobacter (campilobacteriosi) di cui sopra sono principalmente la diarrea, i dolori addominali, la nausea e il vomito, i dolori muscolari, la cefalea, la febbre, ecc. Tutti questi sintomi sono causati dai danni prodotti dal microrganismo soprattutto a livello della mucosa intestinale (infiammazione dell’intestino tenue e del colon).

Nei casi gravi (bambini piccoli, defedati, immuno-soppressi, ecc.) i batteri possono arrecare infezioni fuori dal lume intestinale provocando danni al sistema nervoso (GBS: sindrome di Guillan-Barré – particolare forma di paralisi) [2], alle articolazioni (artrite reattiva) e al sangue (batteriemia).

In genere la campilobacteriosi è auto-limitante e la sintomatologia permane da 2 a 10 giorni senza arrecare complicanze.

La principale misura per la riduzione del rischio di zoonosi da Campylobacter (malattie trasmesse all’uomo attraverso animali o prodotti di origine animale) consiste l’adeguato trattamento termico cioè nel consumo di carni avicole sufficientemente cotte (almeno 75°C per alcuni minuti al cuore del prodotto)  e nell’evitare la contaminazione crociata in tutte le fasi della filiera produttiva comprese le manipolazioni domestiche.

In merito a quest’ultimo punto l’inglese FSA (Food Atandards Agency)  consiglia di non lavare il pollo crudo in quanto tale operazione non elimina gli eventuali batteri presenti, ma può aumentare il rischio di contaminazione crociata (cioè attraverso gli utensili, i piani di lavoro come i taglieri, le mani degli operatori, ecc.).

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Obbligo di indicazione dell’origine in etichetta per il riso e la pasta

sicurezza alimentare
20 Febbraio 2018

Il 17 e 18 febbraio sono entrati in vigore i due decreti del Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali  che fanno scattare l’obbligo di indicazione dell’origine della materia prima in etichetta per il riso e per la pasta.

Questi due decreti consentiranno ai consumatori di conoscere il luogo di coltivazione del grano e del riso in modo chiaro sulle confezioni. Nel solco di quanto è già stato fatto per latte e derivati. I Decreti prevedono un periodo sperimentale per due anni.

Consentiranno ai produttori nazionali di grano e di riso e di fornire informazioni più complete e promuovere l’origine nazionale delle produzioni.

Oltre l’85% degli italiani considera infatti  importante conoscere l’origine delle materie prime per questioni legate al rispetto degli standard di sicurezza alimentare, in particolare per la pasta.

Sono questi i dati emersi dalla consultazione pubblica online sulla trasparenza delle informazioni in etichetta dei prodotti agroalimentari, svolta sul sito del Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali, a cui hanno partecipato oltre 26mila cittadini.

Oltre ai Decreti suddetti si dovrebbe però pretendere che anche le materie prime di importazione soddisfino le stesse garanzie di sicurezza dei prodotti nazionali dato che esistono  rigorose procedure di controllo che tutelano la salute dei cittadini.

DECRETO 26 luglio 2017   

Indicazione dell’origine, in etichetta, del grano duro per paste di semola di grano duro. (17A05704)

DECRETO 26 luglio 2017   

Indicazione dell’origine in etichetta del riso. (17A05698) (GU Serie Generale n.190 del 16-08-201)

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Preparava cibi senza autorizzazione e in pessime condizioni igieniche

sicurezza alimentare
15 Febbraio 2018

Sanzionato nelle scorse settimane  un esercizio commerciale in pieno centro, in borgo Giacomo Tommasini,  a Parma, per la preparazione di cibi senza autorizzazione.

Nell’ambito dei controlli volti alla tutela della salute pubblica, portati avanti dagli agenti della Polizia Municipale in collaborazione con i funzionari del Servizio Igiene degli Alimenti e Nutrizione (SIAN) di AUSL Parma, nella giornata di ieri, è stato effettuato un sopralluogo in un pubblico esercizio del centro città. Dai controlli è emersa la preparazione di cibi ed alimenti non autorizzata.

Inoltre è risultato che i locali destinati a dispensa venivano utilizzati impropriamente come cucinotto per la preparazione di pietanze ed erano in pessime condizioni con carenze da un punto di vista igienico sanitario: tracce di infiltrazioni e distacco dell’intonaco.

Il titolare è stato sanzionato dagli addetti del Servizio Igiene degli Alimenti e Nutrizione (SIAN) di AUSL Parma ed è stato diffidato a svolgere l’attività di preparazione e manipolazione degli alimenti. Allo stesso è stato ingiunto lo sgombero di tutte le attrezzature non autorizzate. Gli agenti della Polizia Municipale hanno anche contestato la mancanza dell’esposizione dei prezzi della caffetteria da banco.

“Continua l’azione della Polizia Municipale insieme al Servizio Igiene degli Alimenti e Nutrizione di AUSL Parma – spiega l’assessore alla Sicurezza Cristiano Casa – a tutela del consumatore con la consueta determinazione. Questo intervento conferma la chiara volontà di assicurare che gli alimenti somministrati nei pubblici esercizi della città rispettino le normative vigenti a tutela del consumatore. Questa azione proseguirà anche nei prossimi giorni, anche grazie alle segnalazioni dei cittadini”.

Notizia ripresa da Parma today il 15 febbraio 2018

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Per un lavoro più sicuro

formazione
08 Febbraio 2018

La sicurezza è molto importante per te e per chi ti sta vicino, informati e prenotati per il corso di formazione sulla sicurezza dei lavoratori per proteggersi e sapere sempre cosa fare in ogni situazione.

Il corso si svolgerà il 13-14-20-21 Febbraio nella sede di Ecoconsul a Fiorenzuola d’Arda in via San Paolo 26 con la durata di 8h per il basso rischio, 12h per il medio rischio e 16h per l’alto rischio

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Non si gioca con il fuoco

formazione
08 Febbraio 2018

Non si gioca con il fuoco

Il corso consiste in un aggiornamento Antincendio per sapere cosa fare in caso di incendi sul luogo di lavoro:

  • come evacuare in fretta l’edificio
  • come prestare soccorso a chi è in difficoltà
  • come domare una fiamma

Il corso si terrà nella sede di Ecoconsul a Fiorenzuola d’Arda in via San Paolo 26, l’ 8 Marzo e dovrà essere aggiornato con una frequenza di 3 anni; per informazioni e prenotazioni chiama il 0523/984372 oppure scrivi ad amministrazione@ecoconsulsas.it perché il fuoco non è un gioco.

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Aggiorniamo ciò che già sai

formazione
08 Febbraio 2018

Il 28 Febbraio si terra in sede di Ecoconsul a Fiorenzuola d’Arda in via San Paolo 26 il corso di aggiornamento sicurezza lavoratori; imposto dallo Stato al fine di ridurre gli incidenti in luoghi lavorativi consiste, a differenza del corso di formazione, in un approfondimento dei rischi e ciò che può generarli e in un approfondimento giuridico-normativo.

Informati e prenota chiamando al 0523/984372 oppure scrivendo  ad amministrazione@ecoconsulsas.it.

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Acqua potabile più sicura, Bruxelles propone la revisione della normativa europea

sicurezza ambientale
07 Febbraio 2018

Presentata proposta legislativa per migliorare la qualità e l’accesso all’acqua potabile e le informazioni ai cittadini 

Il diritto di accedere a servizi essenziali di qualità, compresa l’acqua, è uno dei principi del pilastro europeo dei diritti sociali approvato all’unanimità dai capi di Stato o di governo al vertice di Göteborg.La proposta legislativa presentata ieri dalla Commissione europea si propone di garantire questo diritto, fornendo così una risposta all’iniziativa “Right2Water” – la prima delle iniziative dei cittadini europei conclusasi con successo – che ha raccolto 1,6 milioni di firme a sostegno di un migliore accesso all’acqua potabile per tutti i cittadini europei. Inoltre, per permettere ai consumatori di disporre di maggiori strumenti, la proposta assicura che i fornitori comunichino loro informazioni più chiare sul consumo idrico, sulla struttura dei costi e sul prezzo al litro per consentire un confronto con il prezzo dell’acqua in bottiglia. In questo modo essa contribuisce sia all’obiettivo ambientale di ridurre l’uso superfluo della plastica e limitare l’impronta di carbonio dell’UE, sia a raggiungere gli obiettivi di sviluppo sostenibile.

Le nuove norme obbligheranno gli Stati membri a migliorare l’accesso all’acqua potabile per tutti i cittadini e in particolare per i gruppi più vulnerabili e marginali che, attualmente, hanno difficoltà ad accedervi. In pratica, ciò significa creare attrezzature per l’accesso all’acqua potabile in spazi pubblici, lanciare campagne per informare i cittadini circa la qualità dell’acqua a loro accessibile e incoraggiare le amministrazioni e gli edifici pubblici a fornire accesso all’acqua potabile.

Un altro importante cambiamento nella legislazione consentirà al pubblico di accedere — anche online — con facilità e semplicità a informazioni circa la qualità e l’approvvigionamento di acqua potabile nella zona in cui vivono, aumentandone la fiducia nei confronti dell’acqua di rubinetto. In base alle stime, le nuove misure dovrebbero ridurre i potenziali rischi per la salute connessi all’acqua potabile dal 4% a meno dell’1%.

Ridurre il consumo di acqua in bottiglia può inoltre aiutare le famiglie in Europa a risparmiare più di 600 milioni di euro l’anno. Grazie a una maggiore fiducia nell’acqua di rubinetto, i cittadini possono contribuire a ridurre i rifiuti di plastica provenienti dalle acque in bottiglia, compresi i rifiuti marini. Le bottiglie di plastica sono uno dei più comuni prodotti in plastica monouso rinvenuti sulle spiagge europee. Con l’aggiornamento della direttiva sull’acqua potabile, la Commissione aggiunge un importante tassello sul piano legislativo al percorso verso l’attuazione della strategia dell’UE sulla plastica, presentata il 16 gennaio 2018.

Una migliore gestione dell’acqua potabile da parte degli Stati membri scongiurerà perdite d’acqua evitabili e contribuirà a diminuire l’impronta di CO2. La proposta apporterà quindi un contributo significativo al raggiungimento degli obiettivi 2030 di sviluppo sostenibile (obiettivo 6) e degli obiettivi dell’accordo di Parigi sui cambiamenti climatici. Il nuovo approccio alla sicurezza basato sul rischio contribuirà allo svolgimento di controlli di sicurezza più mirati nei casi in cui i rischi siano più elevati.

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MUD 2018: Entro il 30 aprile

sicurezza ambientale
07 Febbraio 2018

E’ stato approvato con D.P.C.M. del 28 dicembre 2017 il nuovo modello ministeriale per la dichiarazione MUD da presentarsi entro il 30 aprile 2018.

Il MUD, la dichiarazione annuale sui rifiuti prodotti e gestiti dalle aziende nel 2017, deve obbligatoriamente essere presentato alla CCIAA  entro la consueta scadenza del 30 aprile prossimo.

Il decreto è comprensivo di istruzioni per la compilazione e di modulistica da utilizzarsi.

Le sezioni di cui è composta la modulistica del “nuovo” MUD sono:

  • Comunicazione Rifiuti
  • Comunicazione Veicoli Fuori Uso
  • Comunicazione Imballaggi, composta dalla Sezione Consorzi e dalla Sezione Gestori Rifiuti di imballaggio.
  • Comunicazione Rifiuti da apparecchiature elettriche ed elettroniche
  • Comunicazione Rifiuti Urbani, Assimilati e raccolti in convenzione
  • Comunicazione Produttori di Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche

Per un servizio sempre più accurato e preciso, Invitiamo tutte le aziende a farci pervenire i dati necessari per la compilazione del MUD 2018 entro il 28 febbraio prossimo.