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sicurezza alimentare
20 Febbraio 2018

Un’interessante inchiesta di Patti Chiari tra letteratura scientifica, test di laboratorio mirati e consigli per il consumatore, ha posto sotto esame l’utilizzo improprio da parte dei consumatori, delle vaschette e fogli di alluminio. Un metallo che può accumularsi nell’organismo anche a basse dosi e che  quando viene assunto in eccesso  può colpire le ossa e il sistema nervoso centrale.

 

In commercio sono stati trovati rotoli di alluminio con immagini di cibo cotto al cartoccio con una fetta di limone. Si tratta di una cosa da evitare visto che la forte acidità del limone accentua la migrazione del metallo nel cibo e viene sconsigliato. Oppure su altre confezioni si leggono diciture troppo generiche che consigliano di utilizzare l’alluminio “per conservare pesce, verdura, salumi, frutta”. In certi casi si arriva ad affermare che “componenti eventualmente ceduti agli alimenti non rappresentano un rischio per la salute” o a suggerire la cottura di cibi contenenti pomodoro in vaschette monouso (altro alimento fortemente acido da evitare).

Cosa succede se vengono seguite queste istruzioni? Quanto alluminio finisce nel nostro organismo e quali rischi si corrono?

 A quali livelli viene esposto un consumatore che cuoce nel forno lasagne al sugo di pomodoro, oppure cucina pesce al cartoccio inumidito da succo di limone o  conserva una mela in un foglio di alluminio? Le risposte arrivano dalle prove di laboratorio condotte su questi alimenti preparati in casa e su altri acquistati al supermercato.

Il limone non va aggiunto quando si prepara il pesce al cartoccio.

I referti analitici hanno dimostrato che l’alluminio è finito in tutti cibi che erano a contatto diretto con il metallo: le lasagne preparate in casa, con il pomodoro a diretto contatto con il recipiente, hanno assorbito quantità di alluminio quadrupla (0,486 mg/Kg) rispetto a quelle comprate al supermercato (0,126 mg/Kg).

Il pesce cotto al cartoccio è stata rilevata una quantità ancora più elevata (2.8 mg/Kg), mentre nella mela i livelli sono risultati irrilevanti (0.005 mg/Kg). Per pesare questi risultati è necessario considerare la dose tollerabile settimanale (TWI) stabilita nel 2008 dall’EFSA, pari a 1 mg per kg di peso corporeo/settimana, ovvero 20 mg per un bambino di 20 kg e 70 mg per un adulto di 70 kg.

Altre analisi  condotte su circa 40 prodotti preimballati comprati al dettaglio: le analisi hanno evidenziato che il 96% degli alimenti contiene alluminio in diversa misura. Le quantità maggiori sono state riscontrate in alimenti come cereali (6.1 mg/Kg), pane (1.9 mg/Kg), spinaci (5.5 mg/Kg), caffè (11.7 mg/Kg), cioccolato (2.3 mg/Kg) e sugo concentrato (13 mg/Kg).

Il valore massimo riguarda il tè che, con i suoi 1234 mg/Kg (ovvero oltre 1 grammo di alluminio ogni chilo) contiene naturalmente concentrazioni centinaia di volte più alte rispetto a qualsiasi altro cibo ma questo per ragioni naturali.

Non bisogna usare vaschette e fogli di alluminio a contatto con alimenti fortemente acidi o salati .

Le indicazioni per i consumatori  sono chiare:

  • non usare l’alluminio a contatto con alimenti fortemente acidi o salati (per esempio limone, pomodoro, salumi…)
  • usare per confezionare alimenti da tenere in frigorifero
  • se il cibo da confezionare è a temperature ambiente conservare per massimo 24 ore
  • se il cibo da confezionare è a temperature ambiente e ha basso potere estrattivo (*) si può conservare per più 24 ore.

Per abbassare la possibile esposizione occorre seguire in modo scrupoloso queste istruzioni.

L’inchiesta è di Emanuele di Marco e Matteo Born

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