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GREEN PASS: DAL 15 OTTOBRE OBBLIGO ANCHE NEGLI AMBIENTI DI LAVORO PRIVATI

sicurezza sul lavoro
20 Settembre 2021

Come si ottiene il green pass?

Il green pass si ottiene con una delle seguenti modalità:

  • Passati 14 giorni dopo la prima dose di vaccino.
  • Sottoponendosi a un tampone molecolare (validità della certificazione 72 ore), o antigenico (validità 48 ore), con esito negativo.
  • A completamento il ciclo vaccinale (prima e seconda dose)
  • Dopo essere guariti dal COVID-19 negli ultimi 6 mesi

Durata della certificazione verde in caso di contagio:

  • Se il lavoratore contrae il Sars-CoV-2 dopo la seconda dose di vaccino, l’aver contratto il virus vale come terza dose. In questo caso il green pass è valido dodici mesi.
  • Se ci si ammala di Covid «oltre il quattordicesimo giorno dalla somministrazione della prima dose di vaccino» è rilasciato il green pass e «ha validità di dodici mesi a decorrere dall’avvenuta guarigione».

Ma questa fattispecie non vale se, tra la prima dose e la malattia, non sono passate due settimane.

 

Green pass nel settore privato – A chi si applica

Sono tenuti a possedere e a esibire su richiesta il green pass, coloro che:

  • svolgano attività di lavoro dipendente o autonomo nel settore privato
  • colf, baby sitter e badanti
  • titolari e dipendenti degli studi professionali – avvocati, commercialisti, architetti, ingegneri – e tutti i titolari di partite Iva.
  • consulenti che accedono negli uffici e nelle aziende
  • Titolari e dipendenti di ristoranti, bar, palestre, piscine, circoli sportivi, negozi, farmacie, edicole, tabaccai etc.

Sia nel pubblico sia nel privato, non dovranno esibire il green pass tutti coloro che sono esentati dalla campagna vaccinale: lavoratori che per ragioni di salute non possano essere vaccinati.

 

Controlli

Per i dipendenti privati sono i datori di lavoro a dover garantire il rispetto delle prescrizioni.

Entro il 15 ottobre devono definire le modalità per l’organizzazione delle verifiche. I controlli saranno effettuati preferibilmente all’accesso ai luoghi di lavoro e, nel caso, anche a campione.

I datori di lavoro inoltre dovranno individuare con atto formale i soggetti incaricati dell’accertamento e della contestazione delle eventuali violazioni.

Per chi effettua prestazioni esterne il controllo spetta al proprio datore di lavoro.

 

Sanzioni

I lavoratori che comunica di non essere in possesso della certificazione verde COVID-19 o qualora risultino privi della predetta certificazione al momento dell’accesso al luogo di lavoro, sono sospesi dalla prestazione lavorativa, al fine di tutelare la salute e la sicurezza dei lavoratori nel luogo di lavoro, e, in ogni caso, senza conseguenze disciplinari e con diritto alla conservazione del rapporto di lavoro. Per il periodo di sospensione non sono dovuti la retribuzione né altro compenso o emolumento, comunque denominato.

Il lavoratore che viola l’obbligo rischia la sanzione da 600 a 1.500 euro. I datori di lavoro che non dispongono controlli e verifiche rischiano una sanzione da 400 a 1.000 euro.

Per le aziende con meno di 15 dipendenti, dopo il quinto giorno di mancata presentazione del Green Pass, il datore di lavoro può sospendere il lavoratore per la durata del contratto del sostituto e non oltre dieci giorni.

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Partnership per test COVID-19

sicurezza sul lavoro
17 Luglio 2020

Eco consul sas è lieta di comunicare di aver stretto una partnership di collaborazione con la società Ambulatorio San Zenone

per l’effettuazione dei test sierologici ed eventuali tamponi ai lavoratori delle aziende che vorranno intraprendere il percorso per

l’individuazione e il monitoraggio del Sar-Cov-2.

I prelievi dei test verranno eseguiti direttamente presso l’azienda da personale dell’Ambulatorio e il tutto ovviamente a prezzi agevolati.

Per conoscere la proposta e per qualsiasi altra informazione, vi preghiamo di contattarci.

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Novità in vista per la prevenzione incendi negli Impianti trattamento rifiuti

sicurezza sul lavoro
15 Novembre 2019

A seguito di numerosi incidenti ed in particolare incendi successi in questi anni a Centri di Gestione dei Rifiuti, Il 16 ottobre 2019 scorso  i Vigili del fuoco hanno approvato la Regola tecnica verticale di prevenzione incendi per gli impianti di stoccaggio e trattamento di rifiuti.

 La Regola tecnica verticale è stata approvata dal Comitato Centrale tecnico scientifico per la prevenzione incendi dei Vigili del Fuoco e  si applica a stabilimenti e impianti che effettuano stoccaggio di rifiuti combustibili, infiammabili o esplosivi in via esclusiva o a servizio dell’attività di produzione o trattamento, nonché ai centri di raccolta dei rifiuti.

 La “regola tecnica verticale” è quella normativa antincendio valida per una determinata attività soggetta a controlli di prevenzione incendi.

 La proposta di regola tecnica che viene normalmente approvata con decreto ministeriale, deve essere inviata  prima alla Commissione Ue ai sensi della direttiva 1535/2015/Ue affinché la Commissione verifichi che la regola non crei ostacoli alla libera circolazione delle merci o prestazione di servizi.

A seguito dell’approvazione della Commissione, Europea la regola tecnica potrà essere pubblicata sulla Gazzetta ufficiale. La Regola  avrà effetti sul Codice di prevenzione incendi ex Dm 3 agosto 2015 e riguarderà tutti i centri di Gestione Rifiuti.

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Piacenza 2008/2017 addetti e lavoratori dipendenti i dati del Progetto SMILE

sicurezza sul lavoro
03 Dicembre 2018

Anche se conoscere la realtà in cui si opera è fondamentale per le politiche di programmazione, non è sempre facile oggi inquadrare l’economia di un Comune di 15.000 abitanti ed è ancora più difficile se scendiamo sotto a questa soglia. Si deve porre la lente su una micro-scala che molto spesso non è sostenuta da dati di supporto. Le analisi sono in prevalenza macro o tuttalpiù di area se non di area vasta o di distretto.  Ovvio che le scelte di politica economica non si giocano nei singoli piccoli comuni. 

Crediamo sia fondamentale però, per chi in qualsiasi campo ha necessità di conoscenza per poter prendere decisioni, una discesa nel dettaglio, attraverso l’approfondimento di tutti gli indicatori possibili e disponibili. Questo per avere elementi di riferimento che illustrino in linea di massima le tendenze in cui si andranno ad inserire le proprie scelte. Perché comunque a livello provinciale, scelte di sviluppo sono state portate avanti e sia le realtà economiche che gli enti locali, sostenuti oppure no, hanno comunque indirizzato le loro economie. Il Piano territoriale di Coordinamento Provinciale ha dettato alcune linee. Forse non era lo strumento più idoneo per un raccordo tra scelte urbanistiche dei comuni e lo sviluppo del territorio. Sarebbero serviti strumenti oggi relativamente nuovi come ad esempio i Piani Strategici, che fossero in grado di coinvolgere una pluralità di soggetti pubblici e privati ed indirizzare risorse verso obiettivi e progetti condivisi. I tentativi sono stati troppo timidi e troppo poco lungimiranti.  

Esistono comunque alcuni studi che da alcuni anni stanno scavando nel dettaglio dei territori tra alcuni indicatori di tipo economico. Ad esempio “SMAIL “, il Sistema di Monitoraggio Annuale delle Imprese e del Lavoro in Emilia-Romagna di ERVET, Unioncamere e CLAS Group offre la fotografia aggiornata delle imprese e delle unità locali realmente attive in Emilia-Romagna sino al dettaglio comunale. È l’esito di complesse procedure statistiche che valorizzano i dati del Registro imprese (1)I dati SMAIL, aggiornati al giugno 2017 (la precedente versione era del giugno 2015), ci consente di fare una escursione tra i dati delle unità locali, dei dipendenti delle unità locali (2) e degli addetti complessivi delle unità locali (3). 

Il presente studio ragiona solo sui dati relativi alla Provincia piacentina   relativamente agli indicatori sopra richiamati. Non si sofferma su altri aspetti pur molto importanti come la qualità del lavoro, sull’orario part- time o a tempo indeterminato, sul tasso di pendolarismo verso altre provincie soprattutto lombarde. Così come, viene chiarito più avanti, il lavoro è propedeutico ad uno studio più complesso sulla sostenibilità ed il benessere delle due microeconomie più importanti dopo Piacenza: Fiorenzuola e Castel San Giovanni, ma che qui non è oggetto di analisi.

Allegati: piacenza-microecon-08-17-1

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Semplificate le procedure per le Manifestazioni Pubbliche ?

sicurezza sul lavoro
24 Luglio 2018

Ad un anno di distanza (28 luglio 2017) dall’emanazione della Direttiva del ministero dell’interno sui Modelli Organizzativi per garantire alti Livelli di Sicurezza nelle manifestazioni pubbliche, il Ministero è ritornato, il 18 luglio scorso con una nuova Direttiva che rivisita le precedenti linee d’indirizzo.

Viene specificato, nella Direttiva del 18 luglio 2018 che le pubbliche manifestazioni che implicano la richiesta di autorizzazioni, queste devono essere inviate al Comune (Per quanto ci riguarda SUAPER) con congruo anticipo e con a corredo dell’istanza tutta la documentazione necessaria comprese le misure di sicurezza che si intendono adottare.

Ove sono previsti anche eventi di Pubblico spettacolo il Comune acquisirà il parere della Commissione Comunale o Provinciale di Pubblico Spettacolo.

Il Comune rilascerà direttamente il provvedimento autorizzativo con le eventuali prescrizioni relative alle misure di sicurezza da adottare. Le tipologie di eventi più complesse implicano l’informazione ( e riteniamo il confronto) della Prefettura.

Le nuove linee guida relativamente alla mitigazione del rischio si riferiscono in particolare al DM 19.08.1996 Approvazione della regola tecnica per la progettazione, costruzione ed esercizio dei locali di intrattenimento e di pubblico spettacolo ed al DM 18.03.1996 Norme di sicurezza per la costruzione e l’esercizio degli impianti sportivi.

Le principali novità nel Modello riguardano :

Suddivisione della zona in settori: è richiesta solo oltre le 10.000 persone

Estintori: Si dovrà provvedere ad un congruo numero di estintori portatili di adeguata capacità estinguente collocati in posizioni controllate. Potranno essere integrati con estintori carrellati da posizionare nell’area palco.

Gestione dell’emergenza- Comunicazione con il pubblico : Dovrà essere prevista la possibilità di comunicazione al pubblico degli elementi salienti del Piano di Gestione dell’emergenza prima, durante e alla fine della manifestazione. In particolare attraverso messaggi, dovranno essere fornite preventive informazioni sui percorsi di allontanamento, sulle procedure operative predisposte per l’evento e sulle figure incaricate di gestire l’emergenza.

Security point: si dovrà prevedere in loco un centro di coordinamento per la sicurezza che consenta la comunicazione tra Enti e organizzazione.

Relativamente al Piano di Emergenza ed evacuazione , che si dovrà redigere, non vengono riproposte le tabelle di valutazione riferite alla Precedente Direttiva del 2017  mutuata e modificata dall’Accordo Ministero della Salute ,Regioni e Province Autonome. Si introduce il punto 7 della Direttiva 2018 specificando che si dovrà provvedere alla pianificazione delle procedure da adottare in caso d’emergenza “tenendo conto del sito e del tipo di evento”. I possibili scenari incidentali saranno classificati per livelli nell’ambito dei quali dovrà essere individuata la competenza in materia d’intervento.

In allegato Modello di Piano di Gestione dell’Emergenza della ventunesima edizione della Manifestazione internazionale di Ciclismo su Pista – 6 giorni delle Rose – Fiorenzuola d’Arda (PC) Velodromo Attilio Pavesi dal 4 al 9 luglio 2018.

Allegati: 6-giorni-2018-gestione-emergenza

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Sicurezza nei Luoghi di Lavoro Partecipata:

sicurezza sul lavoro
17 Maggio 2018

 Il metodo :

È un metodo che consente di promuovere la discussione e la partecipazione. Può essere particolarmente efficace in contesti in cui è estremamente semplice associare ai problemi chi ha la responsabilità di risolverli. È stato inizialmente sperimentato in campo ambientale, soprattutto per la soluzione di problemi tipici degli ambienti urbani. Un metodo simile può diventare uno strumento molto incisivo utilizzato nell’ambito aziendale sia nell’individuazione dei rischi correlati all’attività lavorativa (anche reparto per reparto) che nella gestione degli stessi

Gli obiettivi:

Un EASW serve a stimolare la partecipazione nelle scelte legate al miglioramento delle condizioni di lavoro nell’azienda e a promuovere  anche una maggiore consapevolezza nella gestione dei rischi legati all’attività ed al modo per evitare l’accadimento di incidenti sul lavoro o l’insorgere di malattie professionali.Consente ai partecipanti di scambiarsi informazioni, discutere i temi ed i processi che governano lo sviluppo tecnologico e l’impatto delle tecnologie sull’ambiente di lavoro, stimolandone la capacità di identificare e pianificare soluzioni concrete ai problemi esistenti. Per questa ragione il primo protagonista di questa proposta deve essere l’Azienda stessa. La metodologia EASW  è  particolarmente adatta a:

  • incoraggiare il dialogo e la partecipazione delle diverse componenti nell’attività lavorativa;
  • creare una relazione equilibrata tra ambiente di lavoro, tecnologia  e personale;
  • consentire un sviluppo dell’attività nel rispetto dei bisogni e delle aspirazioni di tutte le componenti aziendali.

Gli strumenti

In un EASW i partecipanti si incontrano per scambiare opinioni, sviluppare una visione condivisa sul futuro di in lavoro più sicuro  nella propria Azienda ( o Reparto)  e proporre idee su come realizzarlo, rispondendo alle seguenti domande fondamentali:

  • Come è possibile risolvere i problemi identificati? Si dovrà puntare più sulla tecnologia o su soluzioni organizzative?
  • Chi è principalmente responsabile della loro soluzione? Il datore di Lavoro, il lavoratore o entrambi?

Dunque il metodo fa ragionare sul ruolo che da un lato la tecnologia e dall’altro i diversi sistemi di organizzazione aziendale possono giocare nel rendere i modelli di sviluppo più attenti ai bisogni di tutti. Lo fa in modo semplice ed induttivo, perché ha come obiettivo fondamentale proprio il far confrontare i soggetti su temi che, almeno tendenzialmente, non sono normalmente in discussione nel quotidiano. I partecipanti sono da considerarsi gli esperti, in quanto, operando a livello aziendale o di reparto, essi:

  • conoscono le opportunità di cambiamento ed i loro limiti;
  • possono promuovere il cambiamento modificando i propri modelli comportamentali.

L’ambito di utilizzo

La metodologia European Awareness Scenario Workshop è nata per promuovere il dibattito su temi legati all’ecologia e all’ambiente urbano e, più in generale, per stimolare la partecipazione sociale in programmi finalizzati allo sviluppo sostenibile di un territorio (es, Agenda 21). Il suo utilizzo è stato poi sperimentato con successo ed esteso anche ad altri ambiti, quali quello della progettazione partecipata.

La Eco Consul sas propone una metodologica simile applicandola , in modo innovativo rispetto ai tradizionali approcci, al delicato campo della Sicurezza nei Luoghi di lavoro. Il nuovo approccio rende protagonisti del processo una pluralità di attori aziendali (operai, impiegati, tecnici, dirigenti, datori di lavoro, responsabili di reparto, rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza o sindacali) anziché come comunemente avviene il consulente che effettua la Valutazione dei Rischi. Qui il processo viene invertito con indubbi vantaggi sia in termini di crescita della consapevolezza che di formazione del personale e di tutte le componenti aziendali.

In un workshop la discussione dovrà svilupparsi su quattro temi specifici, legati alla tematica generali di discussione, scelti in modo da consentire un’analisi integrata delle possibili soluzioni. In un workshop relativo alla Sicurezza nei Luoghi di Lavoro, ad esempio, i temi suggeriti per la discussione possono essere:

  1. I rischi correlati all’Attività
  2. Uso più attento delle Macchine
  3. Uso più attento dei Prodotti
  4. Miglioramento delle condizioni generali di lavoro

I temi suggeriti sono solo esemplificativi : Andranno personalizzati e dovranno essere legati a ciascuna tipologia di attività Aziendale o  di reparto.

Gli attori

Ad un EASW partecipano  (max 24-28 persone) I partecipanti devono essere rappresentativi della realtà in cui operano. Dovranno essere scelti tra diverse componenti in relazione anche alle dimensioni e all’organizzazione aziendale. Ad esempio :

  1. Lavoratori
  2. Preposti
  3. Rappresentanti dei Lavoratori per la Sicurezza
  4. Datore di Lavoro
  5. Dirigenti
  6. Capi reparto
  7. Rappresentanti Sindacali
  8. Tecnici

Le fasi

Un EASW è costruito su due attività principali: lo sviluppo di visioni e la proposta di idee.

  • Nello sviluppo di visioni i partecipanti, dopo una breve sessione introduttiva, lavorano in gruppi di interesse, in ragione dell’appartenenza ad una stesso reparto o secondo un tema specifico  d’importanza aziendale con l’obiettivo di individuare i rischi principali e secondari legati all’attività.. Durante il lavoro di gruppo, i partecipanti sono invitati ad immaginare, in relazione ai temi della discussione, come individuare i problemi legati alla  Sicurezza  nel luogo di lavoro  . Successivamente, tenendo come punto di riferimento gli scenari individuati, devono prospettare 4 possibili soluzioni alternative (basate su diverse combinazioni nell’uso di tecnologie e nell’organizzazione della vita aziendale). Per facilitare quest’attività, la metodologia prevede una serie di tecniche per la gestione della discussione ed il raggiungimento dei risultati previsti. Le visioni elaborate da ciascun gruppo dovranno poi essere presentate in una successiva sessione plenaria, al termine della quale, con una votazione, sarà scelta la visione comune di tutti i partecipanti. Questa visione dovrà prospettare in modo preciso le soluzioni adottate, sottolineando per ciascuna di esse il ruolo giocato dalla tecnologia e quello dell’organizzazione aziendale. La visione emersa al termine di questa sessione di lavoro, perfezionata dal facilitatore e dai capigruppo in una piccola riunione al termine di questo primo insieme di attività, sarà alla base di quella successiva della proposta di idee.
  • Nella proposta di idee i partecipanti sono chiamati a lavorare in gruppi tematici. Dopo una breve introduzione ai lavori, in cui il facilitatore presenta la visione comune (Individuazione delle criticità e Valutazione dei Rischi) , comincia una nuova sessione di lavoro di gruppo. Questa volta i gruppi vengono formati, mischiando tra loro i partecipanti, in funzione del tema in discussione (macchine, prodotti, ecc.). Ciascun gruppo avrà così al suo interno rappresentati diversi interessi e dovrà occuparsi, partendo dalla visione comune, di proporre idee su come realizzarla. Anche in questo secondo insieme di attività la discussione dovrà essere guidata, con l’ausilio di una serie di tecniche, per far formulare a ciascun gruppo idee concrete che propongano come realizzare la visione comune e chi dovrà assumersi la responsabilità della loro realizzazione rispetto al tema assegnato. Ogni gruppo potrà formulare un numero limitato di idee (di solito 5).
  • Le idee saranno presentate in una successiva sessione plenaria per essere discusse e votate. Le idee più votate potranno infine essere alla base del piano di azione locale elaborato dai partecipanti per risolvere i problemi in discussione.

L’ Implementazione del percorso partecipato sulla Sicurezza

 Protagonista dell’implementazione del percorso partecipato è in primo luogo l’Azienda che lo propone a tutte le componenti valutandone opportunità e vantaggi. L’Azienda infatti definisce le varie fasi del percorso  e stabilisce insieme ai facilitatori il cronoprogramma di massima. Alla fine del Percorso la Direzione aziendale curerà l’integrazione della Documentazione di Valutazione dei Rischi già presente in Azienda con la Nuova Valutazione ed il Piano delle Azioni uscite dal Percorso Partecipato con  tutte le componenti aziendali.

 Il Monitoraggio

 Dopo alcuni mesi (6) dalla conclusione del Work shop i capigruppo ,in riunione plenaria dovranno relazionare circa il funzionamento delle soluzioni adottate . A fronte di insoddisfacenti conclusioni di alcuni problemi specifici all’interno di un ulteriore work-shop i capigruppo proporranno soluzioni correttive o migliorative. Il monitoraggio andrà relazionato generalmente in occasione della verifica periodica.Si faccia comunque riferimento al più specifico documento  “ Modalità di Gestione dei Gruppi”.

 

Tutti i diritti riservati

ambiente@ecoconsulsas.it

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Da gennaio a marzo in aumento gli infortuni sul lavoro

sicurezza sul lavoro
08 Maggio 2018

Nel sito di Inail (Open data)  sono visibili e disponibili i dati analitici delle denunce di infortunio con esito mortale e di malattia professionale presentate all’Istituto entro il mese di marzo. Si tratta di dati ancora  provvisorii ma comunque già indicativi del trend. La quantificazione definitiva dei casi positivamente accertati , infatti, avverrà con il consolidamento dei dati dell’intero anno 2018, allorchè si concluderà l’iter amministrativo e sanitario riguardante ogni singola denuncia.  Le denunce degli infortuni sul lavoro con esito mortale presentate all’Istituto nel primo trimestre di quest’anno sono state 212, 22 in più rispetto alle 190 dell’analogo periodo del 2017 (+11,6%). Sempre nel medesimo periodo (gennaio/marzo 2018) , dopo la diminuzione registrata nel corso del 2017,, in aumento anche le denunce per malattie professionali. L’aumento interessa tutti i comparti: nell’Industria e servizi le denunce di malattia professionale sono aumentate del 4,3% (da 12.217 a 12.746), in Agricoltura del 10,6% (da 2.874 a 3.179) e nel Conto Stato del 27,6% (da 156 a 199). Dal punto di vista geografico al Sud (+515 casi), dove si concentra un quarto del totale dei casi protocollati dall’Istituto, al Centro (+270), dove i casi denunciati sono un terzo del totale, nel Nord-Ovest (+168) e nel Nord–Est (+10). Una diminuzione dei casi si ha invece nelle isole con 86 casi in meno.

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Entro il 30 aprile la nomina l’energy manager

sicurezza sul lavoro
13 Aprile 2018

I soggetti obbligati, ai sensi dell’art.19 della Legge 10/91 alla nomina dell’Energy Manager entro il 30 aprile sono :

i soggetti operanti nel settore industriale che nell’anno precedente hanno avuto un consumo di energia superiore a 10.000 tonnellate equivalenti di petrolio;

i soggetti operanti nei settori civile, terziario e dei trasporti che nell’anno precedente hanno avuto un consumo di energia superiore a 1.000 tonnellate equivalenti di petrolio.

La nomina deve essere inviata esclusivamente attraverso la piattaforma NEMO (Nomina Energy Manager On-line) disponibile all’indirizzo nemo.fire-italia.org

Le linee guida per l’utilizzo della piattaforma sono disponibili al link: “Linee guida FIRE per la comunicazione della nomina dell’Energy manager“.

Sono previste sanzioni per la ritardata o mancata nomina da parte di soggetti obbligati

La Legge 9 gennaio 1991, n.10 “Norme per l’attuazione del Piano energetico nazionale in materia di uso nazionale dell’energia, di risparmio energetico e di sviluppo delle fonti rinnovabili di energia” specifica all’art. 34 comma 8 che […] L’inosservanza della disposizione che impone la nomina, ai sensi dell’articolo 19, del tecnico responsabile per la conservazione e l’uso razionale dell’energia, è punita con la sanzione amministrativa non inferiore a lire dieci milioni e non superiore a lire cento milioni.

Con il D.P.R. 6 giugno 2001, n. 380 “Testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia edilizia” è stato emanato il seguente aggiornamento all’art.132 comma 8: […] L’inosservanza, della disposizione che impone la nomina, ai sensi dell’articolo 19 della legge 9 gennaio 1991, n. 10, del tecnico responsabile per la conservazione e l’uso razionale dell’energia, è punita con la sanzione amministrativa non inferiore a 5.164 euro e non superiore a 51.645 euro.

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Legionella: un rischio di esposizione occupazionale da valutare

sicurezza sul lavoro
06 Febbraio 2018

Legionellosi: è un’infezione causata da un batterio chiamato Legionella (precisamente la specie Legionella pneumophila), che colpisce l’apparato respiratorio. 

Due sono le infezioni che causa: febbre di Pontiac generalmente di lieve entità e quindi la malattia dei legionari, infezione che ha percentuali di mortalità del 10-15%, 30-50% nei casi nosocomiali, che va curata tempestivamente con antibiotici mirati. Un’infezione che ha un’incubazione variabile tra i 2 e i 10 giorni e che “si manifesta con febbre alta, cefalea, tosse ed un quadro polmonare non distinguibile da altre forme di polmoniti batteriche o atipiche”.

Il nome della malattia del legionario deriva dal fatto che il batterio che ne è causa fu identificato per la prima volta nel 1976 su un gruppo di partecipanti a un raduno della Legione Americana in un hotel di Philadelphia; ben duecentoventuno persone contrassero la malattia e trentaquattro di esse morirono per un’epidemia di polmonite.

E’ stata pubblicata da Inail una scheda sui rischi che derivano dall’esposizione alla Legionella e che affronta in particolare l’esposizione occupazionalela prevenzione negli ambienti di lavoro, la gestione del rischio secondo quanto previsto dalla normativa corrente.

Valutazione e rischi sul lavoro

Il Testo unico sicurezza sul lavoro classifica ogni batterio appartenente alla Legionella nel 2° gruppo dell’Allegato XLVI. Sono del 2015 le recenti Linee guida per la prevenzione e il controllo della legionellosi approvate dalla Conferenza Stato Regioni il 7 maggio sulla valutazione del rischio, la prevenzione a breve e lungo termine.

La legionellosi viene trasmessa per via aerea, tramite aerosol o particelle di polvere e allo stato attuale non è mai stata evidenziata una trasmissione interumana.

Le fonti sono in natura, laghi, stagni, terme, luoghi dai quali le legionelle arrivano negli ambienti attraverso condutture e impianti, dove il rischio viene potenziato da fattori come temperatura dell’acqua tra i 20° e i 50°, biofilm, ferro, rame, zinco, amebe, calcare. I diffusori sono torri evaporative, docce, vasche, fontane.

luoghi di lavoro maggiormente a rischio sono quelli dove potrebbe essere più elevata la possibilità di aerosol infettanti. 

Professioni più a rischio quindi sono: “operatori sanitari, dentisti, addetti alla pulizia degli impianti di trattamento aria, manutenzione degli impianti di distribuzione dell’acqua ad uso sanitario e impianti di depurazione, minatori, giardinieri”.

Obbligo pertanto di ogni Datore di Lavoro valutare il rischio d’esposizione occupazionale a legionellosi del proprio personale.

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A Marzo la pubblicazione finale della ISO 45001

sicurezza sul lavoro
06 Febbraio 2018

L’ISO informa che lo standard ISO 45001 ha raggiunto la fase finale prima della sua definitiva pubblicazione prevista per marzo 2018

Applicabile in tutte le parti del mondo e in tutti i settori, la futura ISO 45001 avrà lo scopo di ridurre il terribile costo di morti e infortuni sul lavoro e sarà il primo standard globale nel suo genere, offrendo alle organizzazioni un quadro universalmente accettato per migliorare la salute e la sicurezza dei dipendenti, ridurre i rischi sul posto di lavoro e creare condizioni di lavoro più sane e più sicure.

Sostituirà lo standard OHSAS 18001 che ha stabilito un approccio alla standardizzazione basata sul rischio ma prenderà spunto anche da altri standard internazionali in questo settore, le linee guida ILO-OSH, varie norme nazionali e le norme.

Tale standard rappresenta il futuro attraverso cui verranno realizzati tutti i Sistemi di gestione Sicurezza lavoro in Italia.