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I PRIMI CORSI DEL 2019

formazione
04 Dicembre 2018

RSPP : gennaio /febbraio/marzo 2019

Corso A – 15-17-22-24/01/2019

formazione rspp basso rischio (A -n. 4 giornate -16 ore)

Corso B – 5-7-12-14/02

medio rischio (+ 4 giornate (16 ore A + 16 ore B = 32 ore)

Corso C – 19-21-26/02 e 07/03 

alto rischio (+ 4 giornate ( 16 ore A + 16 ore + 16 ore C= 48 ore) 

I corsi A,B,C saranno serali (salvo variazioni) con rinfresco

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28-29-30/01/2019 aggiornamento rspp basso, medio e alto rischio

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Antincendio : febbraio 2019:

25/02 aggiornamento antincendio (basso rischio 2 ore e medio rischio 5 ore)

27-28/02  formazione antincendio (basso rischio 4 ore e medio rischio 8 ore)

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Gli scarti di origine animale sono rifiuti?

sicurezza alimentare
04 Dicembre 2018

Gli  Scarti di origine animale sono rifiuti?

La Sez. III della Cassazione Penale con Sentenza  n. 51004 del 9 novembre 2018 (UP 15 giu 2018) ha stabilito che “Gli scarti di origine animale sono sottratti all’applicazione della normativa in materia di rifiuti, e soggetti esclusivamente al Regolamento CE n. 1774/2002, solo se qualificabili come sottoprodotti ai sensi dell’art. 183, comma primo, lett. n), d. lgs. n. 152 del 2006; diversamente, in ogni altro caso in cui il produttore se ne sia disfatto per destinarli allo smaltimento, restano soggetti alla disciplina generale sui rifiuti

Omissis

“La Corte di appello, infatti, ha correttamente ribadito che gli scarti di origine animale sono sottratti all’applicazione della normativa in materia di rifiuti, e soggetti esclusivamente al Regolamento CE n. 1774/2002, solo se qualificabili come sottoprodotti ai sensi dell’art. 183, comma primo, lett. n), d. lgs. n. 152 del 2006; diversamente, in ogni altro caso in cui il produttore se ne sia disfatto per destinarli allo smaltimento, restano soggetti alla disciplina generale sui rifiuti (tra le altre, Sez. 3, n. 2710 del 15/12/2011, Lombardo, Rv. 251900; Sez. 3, n. 12844 del 5/2/2009, De Angelis, Rv. 243114). Orbene, in assenza di qualsivoglia elemento che giustifichi l’applicazione dell’art. 183 richiamato in tema di sottoprodotti, non individuabile neppure nel presente ricorso, ecco dunque che non appare censurabile la decisione del Giudice di appello che ha qualificato detti scarti come rifiuti, atteso il loro pacifico abbandono sul fondo agricolo di cui sopra”.

La CORTE DI CASSAZIONE PENALE Sez. FERIALE il 12/08/2016 si era di recente espressa con la Sentenza n.34874

Omissis

“Allo stesso modo, del tutto privo di pregio è il richiamo alla disciplina in tema di s.o.a., atteso che, per costante giurisprudenza di questa Corte, gli scarti di origine animale sono sottratti all’applicazione della normativa in materia di rifiuti ed esclusivamente soggetti al Regolamento CE n. 1774/2002 solo se sono effettivamente qualificabili come sottoprodotti ai sensi dell’art. 183, comma primo, lett. n), D.Lgs. 3 aprile 2006, n. 152; diversamente, in ogni altro caso in cui il produttore se ne sia disfatto per destinarli allo smaltimento ­ come nel caso in esame ­ restano soggetti alla disciplina sui rifiuti dettata da tale ultimo decreto, atteso che le disposizioni del Regolamento CE n. 1774/2002 regolano esclusivamente i profili sanitari e di polizia veterinaria, rimanendo esclusi i profili di gestione per i quali permane l’operatività della disciplina generale (da ultimo, v. Sez. 3, n. 2710 del 15/12/2011 ­ dep. 23/01/2012, Lombardo, Rv. 251900). Quanto all’attribuzione della responsabilità al ricorrente, infine, il giudice motiva le ragioni della riferibilità soggettiva del fatto al Servodìo, avendo chiarito che il proprietario del terreni fosse detenuto al momento del fatto e che, pertanto, logicamente ad occuparsi della “gestione” degli animali era il ricorrente (e, conseguentemente, a questi deve ascriversi l’abusiva gestione dei reflui), donde le doglianze del ricorrente medesimo appaiono sul punto puramente contestative.”

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L’evoluzione della produzione dei rifiuti urbani-Provincia di Piacenza-2007-2017

sicurezza ambientale
04 Dicembre 2018

In Italia negli ultimi cinque anni la produzione dei rifiuti urbani  ha avuto un andamento altalenante. : in calo rispetto al 2012 nel 2013 e 2014, in lieve aumento nel 2015  ed ancora in significativa crescita nel 2016.

Mentre nel 2016 la Raccolta differenziata dei rifiuti in Italia raggiunge il 52,5%  (+ 5% sull’anno precedente) la quantità raccolta è stata pari a 497,06 Kg per abitante in aumento quindi + 2,2% rispetto all’anno 2015 . Continua quindi  a crescere anche la produzione pro capite di rifiuti, cioè  il quantitativo espresso in chilogrammi di rifiuti  prodotti in un anno da ciascun abitante residente. Il centro Italia è la zona geografica dove si producono più rifiuti urbani pro capite con 548 kg/ab, seguono il nord con  510 kg/ab. ed il sud con 449,96 Kg./ab.

 In Emilia Romagna la gestione dei rifiuti urbani, riportata nel Report 2017  (dati riferiti all’anno 2016) della Regione e di ARPAE, ci consegna una raccolta differenziata al 61,8%  . Per contro, una produzione  di 666 Kg per abitante : + 169 kg/ab/anno rispetto alla media nazionale. I dati  regionali fino ad oggi disponibili riferiti invece all’anno 2017 evidenziano un incremento della raccolta differenziata che tocca il 64,3% (+2,5) con 1.861.000 tonnellate avviate al recupero. Il dato per abitante è di 417 kg./anno di rifiuto differenziato.

La produzione pro capite dei rifiuti urbani nel territorio piacentino è rimasta, nel decennio;  pressoché costante. Infatti nel 2007 si producevano 664 kg. di rifiuti urbani ad abitante e lo stesso dato , 664 Kg., è quello registrato nel 2017.Dal 2012 al 2014 si è registrata una  leggera tendenza alla riduzione, poi la produzione è ritornata a crescere con un picco nel 2016  che ha raggiunto i 679 kg. di rifiuti per abitante  per poi riscendere nel 2017.

Scarica lo studio di Eco Consaul sas

Allegati: pubblicaz-evoluzione-rifiuti-pc-2

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Piacenza 2008/2017 addetti e lavoratori dipendenti i dati del Progetto SMILE

sicurezza sul lavoro
03 Dicembre 2018

Anche se conoscere la realtà in cui si opera è fondamentale per le politiche di programmazione, non è sempre facile oggi inquadrare l’economia di un Comune di 15.000 abitanti ed è ancora più difficile se scendiamo sotto a questa soglia. Si deve porre la lente su una micro-scala che molto spesso non è sostenuta da dati di supporto. Le analisi sono in prevalenza macro o tuttalpiù di area se non di area vasta o di distretto.  Ovvio che le scelte di politica economica non si giocano nei singoli piccoli comuni. 

Crediamo sia fondamentale però, per chi in qualsiasi campo ha necessità di conoscenza per poter prendere decisioni, una discesa nel dettaglio, attraverso l’approfondimento di tutti gli indicatori possibili e disponibili. Questo per avere elementi di riferimento che illustrino in linea di massima le tendenze in cui si andranno ad inserire le proprie scelte. Perché comunque a livello provinciale, scelte di sviluppo sono state portate avanti e sia le realtà economiche che gli enti locali, sostenuti oppure no, hanno comunque indirizzato le loro economie. Il Piano territoriale di Coordinamento Provinciale ha dettato alcune linee. Forse non era lo strumento più idoneo per un raccordo tra scelte urbanistiche dei comuni e lo sviluppo del territorio. Sarebbero serviti strumenti oggi relativamente nuovi come ad esempio i Piani Strategici, che fossero in grado di coinvolgere una pluralità di soggetti pubblici e privati ed indirizzare risorse verso obiettivi e progetti condivisi. I tentativi sono stati troppo timidi e troppo poco lungimiranti.  

Esistono comunque alcuni studi che da alcuni anni stanno scavando nel dettaglio dei territori tra alcuni indicatori di tipo economico. Ad esempio “SMAIL “, il Sistema di Monitoraggio Annuale delle Imprese e del Lavoro in Emilia-Romagna di ERVET, Unioncamere e CLAS Group offre la fotografia aggiornata delle imprese e delle unità locali realmente attive in Emilia-Romagna sino al dettaglio comunale. È l’esito di complesse procedure statistiche che valorizzano i dati del Registro imprese (1)I dati SMAIL, aggiornati al giugno 2017 (la precedente versione era del giugno 2015), ci consente di fare una escursione tra i dati delle unità locali, dei dipendenti delle unità locali (2) e degli addetti complessivi delle unità locali (3). 

Il presente studio ragiona solo sui dati relativi alla Provincia piacentina   relativamente agli indicatori sopra richiamati. Non si sofferma su altri aspetti pur molto importanti come la qualità del lavoro, sull’orario part- time o a tempo indeterminato, sul tasso di pendolarismo verso altre provincie soprattutto lombarde. Così come, viene chiarito più avanti, il lavoro è propedeutico ad uno studio più complesso sulla sostenibilità ed il benessere delle due microeconomie più importanti dopo Piacenza: Fiorenzuola e Castel San Giovanni, ma che qui non è oggetto di analisi.

Allegati: piacenza-microecon-08-17-1