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Produzione pro capite dei Rifiuti urbani . Provincia di Piacenza. Classifica 2016

sicurezza ambientale

Nella speciale Classifica Piacentina ricavata dai dati regionali, mentre per quanto riguarda la Raccolta Differenziata  anche i  comuni più grandi hanno ottime o buone performances ( Podenzano 81,4% in prima posizione,  Castel San Giovanni 77%  in sesta , Fiorenzuola con 70,2%  in tredicesima) tra i comuni con minori quantitativi pro capite smaltiti , cioè il quantitativo di rifiuti indifferenziati pro capite avviati allo smaltimento,  troviamo ai primi posti i piccoli comuni (Besenzone al primo posto, San Giorgio al terzo , San Pietro in Cerro al quarto)  anche se  alcuni dei comuni tra i più popolati della provincia (Podenzano al secondo posto, Rottofreno al decimo) hanno fatto registrare  prestazioni molto interessanti.

 Da qualche anno ci si sofferma anche  a riflettere in modo più approfondito sul dato della produzione annuale pro capite di rifiuti, che rappresenta un elemento sostanziale nelle politiche di riduzione. Ecco allora estrapolata dal Report 2017 una graduatoria dei comuni piacentini i cui abitanti  producono meno rifiuti .

In testa soprattutto i piccoli comuni (Besenzone, San Pietro in Cerro, Gropparello) mentre i comuni più grandi ( Rottofreno a parte in dodicesima posizione) sono collocati dalla metà classifica in giù.

Allegati: produzione-procapite-rifiuti-2017-dati-2016-2-1

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Sicurezza nei Luoghi di Lavoro Partecipata:

sicurezza sul lavoro

 Il metodo :

È un metodo che consente di promuovere la discussione e la partecipazione. Può essere particolarmente efficace in contesti in cui è estremamente semplice associare ai problemi chi ha la responsabilità di risolverli. È stato inizialmente sperimentato in campo ambientale, soprattutto per la soluzione di problemi tipici degli ambienti urbani. Un metodo simile può diventare uno strumento molto incisivo utilizzato nell’ambito aziendale sia nell’individuazione dei rischi correlati all’attività lavorativa (anche reparto per reparto) che nella gestione degli stessi

Gli obiettivi:

Un EASW serve a stimolare la partecipazione nelle scelte legate al miglioramento delle condizioni di lavoro nell’azienda e a promuovere  anche una maggiore consapevolezza nella gestione dei rischi legati all’attività ed al modo per evitare l’accadimento di incidenti sul lavoro o l’insorgere di malattie professionali.Consente ai partecipanti di scambiarsi informazioni, discutere i temi ed i processi che governano lo sviluppo tecnologico e l’impatto delle tecnologie sull’ambiente di lavoro, stimolandone la capacità di identificare e pianificare soluzioni concrete ai problemi esistenti. Per questa ragione il primo protagonista di questa proposta deve essere l’Azienda stessa. La metodologia EASW  è  particolarmente adatta a:

  • incoraggiare il dialogo e la partecipazione delle diverse componenti nell’attività lavorativa;
  • creare una relazione equilibrata tra ambiente di lavoro, tecnologia  e personale;
  • consentire un sviluppo dell’attività nel rispetto dei bisogni e delle aspirazioni di tutte le componenti aziendali.

Gli strumenti

In un EASW i partecipanti si incontrano per scambiare opinioni, sviluppare una visione condivisa sul futuro di in lavoro più sicuro  nella propria Azienda ( o Reparto)  e proporre idee su come realizzarlo, rispondendo alle seguenti domande fondamentali:

  • Come è possibile risolvere i problemi identificati? Si dovrà puntare più sulla tecnologia o su soluzioni organizzative?
  • Chi è principalmente responsabile della loro soluzione? Il datore di Lavoro, il lavoratore o entrambi?

Dunque il metodo fa ragionare sul ruolo che da un lato la tecnologia e dall’altro i diversi sistemi di organizzazione aziendale possono giocare nel rendere i modelli di sviluppo più attenti ai bisogni di tutti. Lo fa in modo semplice ed induttivo, perché ha come obiettivo fondamentale proprio il far confrontare i soggetti su temi che, almeno tendenzialmente, non sono normalmente in discussione nel quotidiano. I partecipanti sono da considerarsi gli esperti, in quanto, operando a livello aziendale o di reparto, essi:

  • conoscono le opportunità di cambiamento ed i loro limiti;
  • possono promuovere il cambiamento modificando i propri modelli comportamentali.

L’ambito di utilizzo

La metodologia European Awareness Scenario Workshop è nata per promuovere il dibattito su temi legati all’ecologia e all’ambiente urbano e, più in generale, per stimolare la partecipazione sociale in programmi finalizzati allo sviluppo sostenibile di un territorio (es, Agenda 21). Il suo utilizzo è stato poi sperimentato con successo ed esteso anche ad altri ambiti, quali quello della progettazione partecipata.

La Eco Consul sas propone una metodologica simile applicandola , in modo innovativo rispetto ai tradizionali approcci, al delicato campo della Sicurezza nei Luoghi di lavoro. Il nuovo approccio rende protagonisti del processo una pluralità di attori aziendali (operai, impiegati, tecnici, dirigenti, datori di lavoro, responsabili di reparto, rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza o sindacali) anziché come comunemente avviene il consulente che effettua la Valutazione dei Rischi. Qui il processo viene invertito con indubbi vantaggi sia in termini di crescita della consapevolezza che di formazione del personale e di tutte le componenti aziendali.

In un workshop la discussione dovrà svilupparsi su quattro temi specifici, legati alla tematica generali di discussione, scelti in modo da consentire un’analisi integrata delle possibili soluzioni. In un workshop relativo alla Sicurezza nei Luoghi di Lavoro, ad esempio, i temi suggeriti per la discussione possono essere:

  1. I rischi correlati all’Attività
  2. Uso più attento delle Macchine
  3. Uso più attento dei Prodotti
  4. Miglioramento delle condizioni generali di lavoro

I temi suggeriti sono solo esemplificativi : Andranno personalizzati e dovranno essere legati a ciascuna tipologia di attività Aziendale o  di reparto.

Gli attori

Ad un EASW partecipano  (max 24-28 persone) I partecipanti devono essere rappresentativi della realtà in cui operano. Dovranno essere scelti tra diverse componenti in relazione anche alle dimensioni e all’organizzazione aziendale. Ad esempio :

  1. Lavoratori
  2. Preposti
  3. Rappresentanti dei Lavoratori per la Sicurezza
  4. Datore di Lavoro
  5. Dirigenti
  6. Capi reparto
  7. Rappresentanti Sindacali
  8. Tecnici

Le fasi

Un EASW è costruito su due attività principali: lo sviluppo di visioni e la proposta di idee.

  • Nello sviluppo di visioni i partecipanti, dopo una breve sessione introduttiva, lavorano in gruppi di interesse, in ragione dell’appartenenza ad una stesso reparto o secondo un tema specifico  d’importanza aziendale con l’obiettivo di individuare i rischi principali e secondari legati all’attività.. Durante il lavoro di gruppo, i partecipanti sono invitati ad immaginare, in relazione ai temi della discussione, come individuare i problemi legati alla  Sicurezza  nel luogo di lavoro  . Successivamente, tenendo come punto di riferimento gli scenari individuati, devono prospettare 4 possibili soluzioni alternative (basate su diverse combinazioni nell’uso di tecnologie e nell’organizzazione della vita aziendale). Per facilitare quest’attività, la metodologia prevede una serie di tecniche per la gestione della discussione ed il raggiungimento dei risultati previsti. Le visioni elaborate da ciascun gruppo dovranno poi essere presentate in una successiva sessione plenaria, al termine della quale, con una votazione, sarà scelta la visione comune di tutti i partecipanti. Questa visione dovrà prospettare in modo preciso le soluzioni adottate, sottolineando per ciascuna di esse il ruolo giocato dalla tecnologia e quello dell’organizzazione aziendale. La visione emersa al termine di questa sessione di lavoro, perfezionata dal facilitatore e dai capigruppo in una piccola riunione al termine di questo primo insieme di attività, sarà alla base di quella successiva della proposta di idee.
  • Nella proposta di idee i partecipanti sono chiamati a lavorare in gruppi tematici. Dopo una breve introduzione ai lavori, in cui il facilitatore presenta la visione comune (Individuazione delle criticità e Valutazione dei Rischi) , comincia una nuova sessione di lavoro di gruppo. Questa volta i gruppi vengono formati, mischiando tra loro i partecipanti, in funzione del tema in discussione (macchine, prodotti, ecc.). Ciascun gruppo avrà così al suo interno rappresentati diversi interessi e dovrà occuparsi, partendo dalla visione comune, di proporre idee su come realizzarla. Anche in questo secondo insieme di attività la discussione dovrà essere guidata, con l’ausilio di una serie di tecniche, per far formulare a ciascun gruppo idee concrete che propongano come realizzare la visione comune e chi dovrà assumersi la responsabilità della loro realizzazione rispetto al tema assegnato. Ogni gruppo potrà formulare un numero limitato di idee (di solito 5).
  • Le idee saranno presentate in una successiva sessione plenaria per essere discusse e votate. Le idee più votate potranno infine essere alla base del piano di azione locale elaborato dai partecipanti per risolvere i problemi in discussione.

L’ Implementazione del percorso partecipato sulla Sicurezza

 Protagonista dell’implementazione del percorso partecipato è in primo luogo l’Azienda che lo propone a tutte le componenti valutandone opportunità e vantaggi. L’Azienda infatti definisce le varie fasi del percorso  e stabilisce insieme ai facilitatori il cronoprogramma di massima. Alla fine del Percorso la Direzione aziendale curerà l’integrazione della Documentazione di Valutazione dei Rischi già presente in Azienda con la Nuova Valutazione ed il Piano delle Azioni uscite dal Percorso Partecipato con  tutte le componenti aziendali.

 Il Monitoraggio

 Dopo alcuni mesi (6) dalla conclusione del Work shop i capigruppo ,in riunione plenaria dovranno relazionare circa il funzionamento delle soluzioni adottate . A fronte di insoddisfacenti conclusioni di alcuni problemi specifici all’interno di un ulteriore work-shop i capigruppo proporranno soluzioni correttive o migliorative. Il monitoraggio andrà relazionato generalmente in occasione della verifica periodica.Si faccia comunque riferimento al più specifico documento  “ Modalità di Gestione dei Gruppi”.

 

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Da gennaio a marzo in aumento gli infortuni sul lavoro

sicurezza sul lavoro

Nel sito di Inail (Open data)  sono visibili e disponibili i dati analitici delle denunce di infortunio con esito mortale e di malattia professionale presentate all’Istituto entro il mese di marzo. Si tratta di dati ancora  provvisorii ma comunque già indicativi del trend. La quantificazione definitiva dei casi positivamente accertati , infatti, avverrà con il consolidamento dei dati dell’intero anno 2018, allorchè si concluderà l’iter amministrativo e sanitario riguardante ogni singola denuncia.  Le denunce degli infortuni sul lavoro con esito mortale presentate all’Istituto nel primo trimestre di quest’anno sono state 212, 22 in più rispetto alle 190 dell’analogo periodo del 2017 (+11,6%). Sempre nel medesimo periodo (gennaio/marzo 2018) , dopo la diminuzione registrata nel corso del 2017,, in aumento anche le denunce per malattie professionali. L’aumento interessa tutti i comparti: nell’Industria e servizi le denunce di malattia professionale sono aumentate del 4,3% (da 12.217 a 12.746), in Agricoltura del 10,6% (da 2.874 a 3.179) e nel Conto Stato del 27,6% (da 156 a 199). Dal punto di vista geografico al Sud (+515 casi), dove si concentra un quarto del totale dei casi protocollati dall’Istituto, al Centro (+270), dove i casi denunciati sono un terzo del totale, nel Nord-Ovest (+168) e nel Nord–Est (+10). Una diminuzione dei casi si ha invece nelle isole con 86 casi in meno.

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Protezione delle Api e biodiversità

sicurezza alimentare

Gli  Stati  Membri hanno appoggiato la proposta della Commissione Europea per la limitazione e ulteriormente l’uso di tre sostanze attive (imidacloprid, clothianidin e thiamethoxam, sostanze neonicotinoidi) .Anche l’EFSA (Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare) ha giudicato dannose per le api le sostanze neonicotionoidi.

La protezione delle api è un tema molto imporatnte per l’Europa per la tutela della biodiversità, la produzione di alimenti e l’ambiente. 

La decisione segue le misure già prese dal 2013. . Gli usi all’esterno di queste tre sostanze verranno vietati .I neonicotinoidi sopra richiamati saranno soltanto permessi nelle coltivazioni in serra. Il Regolamento verrà adottato dalla Commissione Europea prossimamente e sarà applicabile dalla fine del 2018.

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La gestione dei rifiuti in Emilia Romagna

sicurezza ambientale

Appuntamento fisso da più di un decennio, anche quest’anno il report “La gestione dei rifiuti in Emilia-Romagna” ricostruisce lo stato dell’arte della gestione di rifiuti urbani e speciali nella Regione Emilia-Romagna.

I dati contenuti nel rapporto sono quelli relativi all´anno 2016 per i rifiuti urbani e all´anno 2015 per i rifiuti speciali. La base conoscitiva è garantita da un sistema informativo.

In leggero aumento la produzione dei rifiuti urbani in Emilia-Romagna: nel 2016 ne sono stati prodotti oltre 2.900.000 tonnellate, ovvero l’1,1% in più rispetto al 2015.

Nel 2016 la raccolta differenziata ha interessato il 61,8% dei rifiuti urbani raccolti, confermando il trend positivo degli ultimi anni. Più di un terzo della popolazione risiede in Comuni con un tasso di raccolta differenziata superiore al 65%.

A fronte di una produzione complessiva sostanzialmente stabile, sono calati di circa il 3% i rifiuti indifferenziati residui e lo smaltimento in discarica di rifiuti urbani ha registrato un’ulteriore flessione: dall’8,5% del 2015 si è passati al 4,7% del 2016, un dato che colloca la regione ben al di sotto della soglia del 10% prevista come obiettivo al 2035 nel nuovo pacchetto europeo di misure sull’economia circolare.

Sul fronte dei rifiuti speciali i dati più recenti disponibili, relativi al 2015, evidenziano un lieve calo (-5%) della produzione. La forma di gestione prevalente si conferma il recupero di materia, che riguarda oltre il 70% del totale gestito.

Scarica il report rifiuti 2017

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Entro il 30 aprile la nomina l’energy manager

sicurezza sul lavoro

I soggetti obbligati, ai sensi dell’art.19 della Legge 10/91 alla nomina dell’Energy Manager entro il 30 aprile sono :

i soggetti operanti nel settore industriale che nell’anno precedente hanno avuto un consumo di energia superiore a 10.000 tonnellate equivalenti di petrolio;

i soggetti operanti nei settori civile, terziario e dei trasporti che nell’anno precedente hanno avuto un consumo di energia superiore a 1.000 tonnellate equivalenti di petrolio.

La nomina deve essere inviata esclusivamente attraverso la piattaforma NEMO (Nomina Energy Manager On-line) disponibile all’indirizzo nemo.fire-italia.org

Le linee guida per l’utilizzo della piattaforma sono disponibili al link: “Linee guida FIRE per la comunicazione della nomina dell’Energy manager“.

Sono previste sanzioni per la ritardata o mancata nomina da parte di soggetti obbligati

La Legge 9 gennaio 1991, n.10 “Norme per l’attuazione del Piano energetico nazionale in materia di uso nazionale dell’energia, di risparmio energetico e di sviluppo delle fonti rinnovabili di energia” specifica all’art. 34 comma 8 che […] L’inosservanza della disposizione che impone la nomina, ai sensi dell’articolo 19, del tecnico responsabile per la conservazione e l’uso razionale dell’energia, è punita con la sanzione amministrativa non inferiore a lire dieci milioni e non superiore a lire cento milioni.

Con il D.P.R. 6 giugno 2001, n. 380 “Testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia edilizia” è stato emanato il seguente aggiornamento all’art.132 comma 8: […] L’inosservanza, della disposizione che impone la nomina, ai sensi dell’articolo 19 della legge 9 gennaio 1991, n. 10, del tecnico responsabile per la conservazione e l’uso razionale dell’energia, è punita con la sanzione amministrativa non inferiore a 5.164 euro e non superiore a 51.645 euro.

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l’Emilia-Romagna e l’antibiotico resistenza

sicurezza alimentare

la finalità  Principale è quella di di:

  • Acquisire dati sull’uso di antibiotico in allevamento e nella pratica veterinaria degli animali da compagnia, fornire dati sulle resistenze circolanti 
  • Affiancare i medici veterinari liberi professionisti, i medici veterinari pubblici, i farmacisti, le industrie farmaceutiche e gli allevatori nella valutazione della corretta gestione del farmaco
  • Stilare Linee guida sull’uso responsabile degli antibiotici negli animali da reddito (bovinosuino e avicolo) e negli animali da compagnia (pet)

L’opuscolo  ‘Difendere le nostre difese‘ illustra progetti della Regione Emilia-Romagna sull’antibiotico resistenza destinato ai tecnici.

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ENTRO IL 30 APRILE SCADENZA DEL MUD (MODELLO DICHIARAZIONE UNICA AMBIENTALE)

sicurezza ambientale

Il Decreto del Presidente del Consiglio del 28 dicembre 2017 contiene la definizione dei soggetti interessati che sono così individuati:

  1. Comunicazione Rifiuti
    • Chiunque effettua a titolo professionale attività di raccolta e trasporto di rifiuti;
    • Commercianti ed intermediari di rifiuti senza detenzione;
    • Imprese ed enti che effettuano operazioni di recupero e smaltimento dei rifiuti;
    • Imprese ed enti produttori iniziali di rifiuti pericolosi;
    • Imprese ed enti produttori che hanno più di dieci dipendenti e sono produttori iniziali di rifiuti non pericolosi derivanti da lavorazioni industriali, da lavorazioni artigianali e da attività di recupero e smaltimento di rifiuti, fanghi prodotti dalla potabilizzazione e da altri trattamenti delle acque e dalla depurazione delle acque reflue e da abbattimento dei fumi (così come previsto dall’articolo 184 comma 3 lettere c), d) e g)).

Si ricorda inoltre che sono esclusi dall’obbligo di presentazione del MUD, in base alla Legge 28 dicembre 2015, le imprese agricole di cui all’articolo 2135 del codice civile, nonché i soggetti esercenti attività ricadenti nell’ambito dei codici ATECO 96.02.01, 96.02.02 e 96.09.02.

  1. Comunicazione Veicoli Fuori Uso
    • Soggetti che effettuano le attività di trattamento dei veicoli fuori uso e dei relativi componenti e materiali.
  2. Comunicazione Imballaggi
    • Sezione Consorzi: CONAI o altri soggetti di cui all’articolo 221, comma 3, lettere a) e c).
    • Sezione Gestori rifiuti di imballaggio: impianti autorizzati a svolgere operazioni di gestione di rifiuti di imballaggio di cui all’allegato B e C della parte IV del D.Lgs. 3 aprile 2006, n. 152
  3. Comunicazione Rifiuti da apparecchiature elettriche ed elettroniche
    • soggetti coinvolti nel ciclo di gestione dei RAEE rientranti nel campo di applicazione del D.Lgs. 49/2014.
  4. Comunicazione Rifiuti Urbani, Assimilati e raccolti in convenzione
    • soggetti istituzionali responsabili del servizio di gestione integrata dei rifiuti urbani e assimilati.
  5. Comunicazione Produttori di Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche
    • produttori di apparecchiature elettriche ed elettroniche iscritti al Registro Nazionale e Sistemi Collettivi di Finanziamento.

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